Partito Sardo d'Azione

Partidu Sardu

Il delirio della Gelmini: colpiti a suon di tagli gli atenei del Mezzogiorno solo perché del Mezzogiorno.

Posted on | agosto 15, 2010 | No Comments

Dato che alcuni degli atenei meridionali sono in cima alla classifica stilata dal Censis e dal quotidiano La Repubblica, mi chiedo perché la Gelmini si sia messa in testa di prosciugarne – e in modo anche piuttosto consistente – i fondi.
A titolo di esempio, si prenda visione della classifica Censis 2010/2011 degli atenei italiani da 10.000 a 20.000 iscritti (atenei c.d. medi), disponibile al link http://www.universando.com/Classifica_universita.htm. Nel redigerla si è tenuto conto della qualità dei servizi offerti (come mense e alloggi), delle borse e degli altri contributi erogati dagli enti per il diritto allo studio, delle strutture disponibili (aule, laboratori, biblioteche, etc.), del web (in sostanza, dell’incidenza degli strumenti informatici sul generale funzionamento dell’ateneo), dell’internazionalizzazione (parametro riferito al numero degli iscritti stranieri, alla mobilità degli studenti, etc.). Tale classifica mostra con chiarezza che Sassari costituisce un buon polo universitario sotto tutti gli aspetti considerati, senza contare il fatto che vi hanno insegnato – e alcuni di loro vi si sono anche laureati – personaggi di spicco quali Francesco Cossiga (ex Presidente della Repubblica), Antonio Segni (ex Presidente della Repubblica), Mario Segni (politico italiano, figlio di Antonio Segni, che vi ricopre tutt’oggi la cattedra di diritto civile), Massimo Severo Giannini (considerato il padre del diritto amministrativo moderno), Angelo Roth (medico e parlamentare della Repubblica per due legislature), e altri ancora. Eppure a Mariastella proprio non piace, infatti gli ha tagliato i fondi del – 2.95 %; è stato tra i cinque atenei più bersagliati dal governo. Ma neppure Cagliari è stato trattato con i guanti di velluto. Pur trovandosi all’ottavo posto – sempre usando come parametro di riferimento la classifica Censis-La Repubblica 2010/2011 – nell’elenco degli atenei c.d. grandi (da 20.000 a 40.000 iscritti), piazzandosi meglio di Milano-Bicocca (al nono posto) e Roma-Tor Vergata (al decimo posto), subirà una riduzione dei finanziamenti pari al – 2.08 %. Singolare che gli atenei che per il Censis lo seguono in qualità riceveranno invece un incremento di fondi del, rispettivamente, 2.51 % (Milano-Bicocca) e 1.28 % (Roma-Tor Vergata).
O il Censis e La Repubblica si sono rimbecilliti – e ne dubito fortemente, visto il prestigio di entrambi – o l’unico vero criterio seguito dalla Gelmini nel decidere dove dirigere l’aspirapolvere di soldi è quello della posizione geografica. Propendo per la seconda ipotesi; non credo sia una coincidenza che le università più penalizzate d’Italia si trovino tutte nel Mezzogiorno. Alcuni nomi sono appunto Napoli, Catania, Bari, Cagliari, Basilicata, Sassari, Messina, Palermo, Foggia, Macerata. Oltretutto, e ritengo sia davvero uno scandalo, il Ministero nel disporre i tagli ha fatto affidamento – se non altro parziale – a dei dati elaborati dal Civr (Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca) riferiti al periodo tra il 2001 e il 2003: non al tempo presente, dunque! Degno d’interesse che la protesta circa questo punto sia partita proprio da Trento. Che motivo avrebbero i trentini di mentire, considerato che il loro ateneo riceverà più fondi di tutti (+ 10.69 %)?
Concludo osservando come ciò a mio avviso costituisca l’ulteriore segno del forte ascendente politico che la Lega esercita sull’attuale coalizione di governo, ascendente che peraltro poteva già desumersi dall’elevato numero di consensi ottenuti da Bossi e co. nelle politiche del 2006. L’attuale tendenza, quando si tratta di togliere fondi, sembra essere quella di penalizzare chi sta più in basso nella cartina, sardi in primis. E, si sa, i leghisti non predicano altro da anni.
Roberta Bendinelli

La promessa da marinaio del governo: la Sassari-Olbia si farà. Sì, ma quando?

Posted on | agosto 15, 2010 | No Comments

Premessa: poiché ho letto che il Partito Sardo d’Azione si batte affinché tutti gli uomini e le donne godano di PARI diritti e opportunità e combatte ogni forma di razzismo, vi mando un articolo in cui viene messo in luce un esempio, a mio avviso molto chiaro, di discriminazione nei confronti dei sardi da parte dell’attuale governo.

Testo articolo:
Che della Sardegna a chi non vi abita non freghi nulla salvo che nei mesi estivi come località di villeggiatura si sa fin troppo bene, nonostante questo però c’è stata fede, fede che la “strada della morte” – così ribattezzata per la sua pericolosità – sarebbe stata finalmente rifatta. Visti gli sviluppi, non si può certo negare che si sia trattato solo di un’illusione.
Dopo il terremoto che l’ha colpita nell’aprile del 2009, Berlusconi ha deciso di spostare all’Aquila – da La Maddalena dov’era stata collocata in orgine – la sede del G8. Venuto a conoscenza della novità, di sicuro non vantaggiosa per l’economia della sua regione, il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci si è recato a Roma per incontrare il premier e chiedergli delucidazioni in proposito. Quest’ultimo gli ha dato il contentino promettendogli che – pur essendo stato spostato il G8 – avrebbero avuto esecuzione nei tempi stabiliti gli interventi previsti per l’isola; tra essi anche l’autostrada Sassari-Olbia, “una delle opere cui noi tenevamo di più” ha detto Cappellacci. Ora sospetto che quel noi, se riferito alla classe politica italiana, fosse un plurale maiestatis.

La (piccola) frazione dei 17 miliardi e 800 milioni stanziati in tutto dal Cipe – Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica – destinata ai sardi è stata in realtà convogliata in un unico progetto, cioè il sistema urbano e metropolitano di Cagliari. Il resto della torta se l’è mangiato per lo più il nord della penisola, in primis al fine di realizzare la cosiddetta BreBeMi, la strada tra Brescia, Bergamo e Milano, sita in una zona ricca sia d’imprese sia di voti per il serbatoio del Pdl e in particolare della Lega. E la Sassari-Olbia? La Gallura e in generale la parte settentrionale della Sardegna senza dubbio non è prospera quanto l’area bergamasca – né dal punto di vista elettorale né tantomeno dal punto di vista economico – ma ciò toglie forse valore ai suoi morti? Tanto infatti il sangue versato su quell’asfalto maledetto.

A marzo del 2010 il Consiglio dei Ministri ha accolto la richiesta di Ugo Cappellacci di dichiarare lo stato di emergenza nel territorio delle province di Sassari e Olbia-Tempio in relazione ai lavori di rifacimento e messa in sicurezza della strada statale. Il governatore ha parlato della disponibilità di 160 milioni di euro per avviare i cantieri, con altri 470 a suo dire in dirittura d’arrivo. Che discorsi incoraggianti, ma i fatti? Eccoli: riunitosi due mesi dopo, il Cipe ha di nuovo lasciato la Sardegna a corto di liquidi. Punto e a capo.

Secondo il professore Francesco Annunziata, direttore del Dipartimento d’ingegneria strutturale dell’Università di Cagliari, l’itinerario Sassari-Olbia è caratterizzato da curve a raggi inadeguati e da distanze di visibilità insufficienti soprattutto nei raccordi convessi (dossi) e nelle intersezioni a raso. Dal 1995 fino ad oggi (o almeno fino a tre mesi fa), il numero complessivo delle vittime che vi sono morte d’incidente ammonta a 79.

Possibile che al governo non suscitino la benché minima pietà? Quante altre croci dovranno piantarsi ai lati della “strada della morte” prima che la nostra attuale classe dirigente decida di mantenere la promessa fatta? Intanto, i vips – politici compresi – affollano la Costa Smeralda; i giornali di gossip li ritraggono sorridenti con i capelli crespi di salsedine a prendere il sole in qualche spiaggia privata da cartolina o sul ponte di uno yacht extra-lusso. Ebbene, dato che trascorrere le vacanze in Sardegna gli garba parecchio, perché non si preoccupano di fare qualcosa per aiutarla? Perché non si degnano di contribuire ad arginare il fiume di rottami e corpi mozzati che scorre imperterrito a due passi dalla loro oasi estiva? Non posso evitare di chiedermi anche un’altra cosa. Il 2 agosto era il trentennale della strage di Bologna, in cui hanno tragicamente perso la vita 85 persone: com’è giusto, l’accaduto è stato ricordato con manifestazioni, speciali tv, comunicati da parte di chi conta. Vedi il discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha commemorato le vittime ed ha incitato le autorità competenti a proseguire la caccia agli autori del crimine. Che l’abbia fatto è sacrosanto, davvero. Però ci terrei a sapere perché non rivolge la sua attenzione anche alle 79 persone morte sulla Sassari-Olbia. Perché non fa un comunicato per consolare le famiglie – che, mi permetto di dirlo, soffrono quanto quelle delle vittime della strage – e per sollecitare coloro che governano a stanziare i soldi promessi? Non è un paragone ardito tanto quanto può sembrare, sapete. La gente muore su questa strada perché è stata mal progettata e mal costruita; se la si rifacesse (come è stato più volte annunciato in campagna elettorale), il problema non sussisterebbe più. Ragion per cui, dal mio punto di vista, chi ha perso la vita in uno dei numerosi incidenti di cui essa è stata teatro è un morto ammazzato, al pari di chi l’ha persa in un attentato; ammazzato – non da una bomba ma – dall’inerzia dei nostri politici. Non è uguale, in fondo? Cristian Heber Detter, Agostina Fancello, Albino Piga, Gianluca Luciano e gli altri 75 non sarebbero deceduti se nelle stanze del potere avessero già deciso di dare concreto inizio ai lavori di rifacimento della statale.

Insomma, le parole d’ordine sono state e continuano ad essere: faremo, provvederemo, realizzeremo. La tattica è di rifilare al popolo – che loro credono bue ma che bue in realtà non è – la favoletta del “stiamo rimettendo i fondi” ogni volta che hanno il sentore di un malcontento, giusto per risparmiarsi la cantilena di lamentele degli elettori delusi e degli oppositori ancor più inferociti. Ricomparsa la quiete, perseverano nel non muovere un dito. Attenzione però, solo finché qualcuno non si stanca dell’attesa e ricomincia a remargli contro; che faranno a quel punto? Un altro bell’annuncio, mi sembra ovvio. E via così in un girotondo di bugie e prese in giro, nel mentre che la gente continua a sfracellarsi in quel cimitero di circa 76 km che è la statale Sassari-Olbia. Ma tanto chi se ne importa, sono sardi. Non pensano forse questo a Palazzo Chigi?

Roberta Bendinelli

Manifesto per un nuovo Statuto della Sardegna

Posted on | luglio 23, 2010 | No Comments

 Documento – manifesto per un nuovo statuto della Sardegna  elaborato da CGL, CSL e UIL sulla base del seminario, su AUTONOMIA, FEDERALISMO E SOVRANITA’, tenutosi il 16 luglio scorso a Nuraghe Losa al quale hanno partecipato rappresentanze politiche, sociali e istituzionali della Sardegna e naturalmente anche il Partito Sardo d’Azione.
Si chiede al Partito di aderirvi e di dare eventuali suggerimenti.
Fateci sapere cosa ne pensate.

 Scarica il manifesto>>    

SUL FEDERALISMO: OGNUNO FACCIA LA SUA PARTE E SENZA ALIBI

Posted on | luglio 22, 2010 | 1 Comment

congiu 052 

di Gianfranco Congiu, consigliere nazionale PSd’Az

Desidero intervenire in relazione all’editoriale de L’Unione Sarda del 21 luglio 2010 a firma di Beniamino Moro intitolato “Il nuovo Statuto ora serve davvero” il cui ragionamento può così essere sintetizzato:

  1. il 7 settembre è prevista una sessione di Consiglio Regionale dedicata al tema delle riforme in vista della elaborazione del nuovo Statuto di autonomia;

  2. l’argomento riforme è ormai un tema agitato da anni dalla intera classe politica come un alibi per giustificarne gli insuccessi in campo economico, occupazionale e dello sviluppo;

  3. giuste le disposizioni ex L. 42/09 sul federalismo fiscale, bisognerà affrettarsi ad elaborare un nuovo modello statutario regionale se non si vuol correre il rischio di subire passivamente un processo di distribuzione delle risorse che il federalismo metterà in campo … e che saranno meno delle attuali

 

I primi due punti sono collegati:

se da un lato può essere anche condivisibile il fatto che…leggi tutto>>

     

 

Interpellanza sull’autorizzazione alle ricerche sulla terra ferma ed a ridosso delle coste sarde, finalizzate alla realizzazione di pozzi e piattaforme petrolifere

Posted on | luglio 21, 2010 | 3 Comments

Riceviamo e pubblichiamo l’Interpellanza presentata dai consiglieri regionali del Partito Sardo d’Azione sull’ autorizzazione alle ricerche sulla terra ferma ed a ridosso delle coste sarde,finalizzate alla realizzazione di pozzi e piattaforme petrolifere.

Scarica Interpellanza>>

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Il Partito Sardo d'Azione

"Vogliamo quindi ottenere il diritto di governarci noi, per conquistare la nostra libertà...”
C. Bellieni, I sardi di fronte all’Italia, in “La voce dei combattenti”. 31 dicembre 1920



La “costante resistenziale sarda” avrà ancora la volontà la forza e la tenacia per sopravvivere o avremo un’isola al centro del Mediterraneo chiamata Sardegna ma non popolata da sardi?
La Sardegna è una Nazione, lottiamo perché diventi anche uno Stato.(*)
(*)Fortza Paris!, Settembre 1976, Italo Ortu, Il Sardismo ieri e oggi, Alfa Editrice, 2007, pg. 21

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